È cinese il primo riconoscimento facciale in Messico

Dahua Technologies è sbarcata in America centrale portando, per la prima volta in Messico, un sistema di riconoscimento facciale in grado di identificare volti nello spazio pubblico.

Tre milioni di abitanti, il deserto di Chihuahua, il confine con il Texas. Il Coahuila è uno dei trentuno stati del Messico conosciuto soprattutto per i paesaggi desertici. Sin dallo scorso anno il governatore dello stato parlava di avanguardia: nessuno prima di Coahuila aveva ancora utilizzato un software in grado di processare dati biometrici del volto e poi identificare una persona. Più di un anno e mezzo dopo, le videocamere di Saltillo (la capitale dello stato di Coahuila) hanno registrato circa 45 milioni di volti.

Ma perché mai uno stato di quasi 3 milioni di abitanti con una densità di popolazione di quasi 20 abitanti ogni chilometro quadrato, dovrebbe installare una tecnologia così invasiva e securitaria?

Da alcuni anni e come in molte altre città, il dato sulla violenza e la criminalità di Saltillo e dell’intera regione è basso: sulla stampa messicana e sugli studi di settore si parla molto più spesso di violenza di genere e femminicidi che di altro. Sulla questione a novembre è stata pubblicata un’inchiesta sul magazine messicano Expansiòn Politica che traccia l’evoluzione del sistema di riconoscimento facciale implementato dallo stato a distanza di un anno e mezzo.

Leggendo l’inchiesta dei giornalisti Paloma Robles e Federico Pérez Villoro, subito mi è saltata all’occhio la somiglianza con il caso di cui mi sono occupata a giugno di quest’anno insieme a Riccardo Coluccini e Philip Di Salvo. Anche se è necessario considerare alcuni aspetti importanti come il fatto che Como abbia molti meno abitanti e che le storia geopolitica del Messico sia più unica che rara, numerose sono le assonanze: la tecnologia cinese su tutte, ma anche l’utilizzo dell’accesso alle informazioni, della pratica di “abbindolare” i governatori e della necessità quasi impossibile da non considerare se si è un politico del 2021: far sentire il cittadino sicuro nella sua città (a prescindere da dove sia). Il governatore Miguel Angel Riquelme, durante la presentazione del sistema di videointelligenza (non male come definizione) nell’aprile del 2019, si vantava di avere la possibilità di sperimentare e utilizzare per primo in tutto il territorio nazionale un software particolare. Viene fuori che l’azienda che lo fornisce è la Dahua Technology, proprio quella che un paio di mesi fa fu messa in blacklist da parte degli Stati Uniti perché coinvolta in attività contrarie alla sicurezza nazionale e alle relazioni internazionali statunitensi. In parole povere, si è scoperto come (già nel 2019) l’azienda favorisse la campagna di repressione della Cina sulla minoranza musulmana degli uiguri.

Un’azione, quella statunitense, certamente condivisibile soprattutto per ciò che sta emergendo negli ultimi mesi proprio sul trattamento di questa minoranza. Non dimentichiamoci però che Dahua, insieme ad Hikvision, è tra i maggiori competitor nel mercato della videosorveglianza e anche che, nel 2016, come riportava Lorenzo Franceschi-Bicchierai su Motherboard più di 1 milione di videocamere Dahua furono bucate a causa di una vulnerabilità.

Narrazioni, geopolitica, proteste

Anche in questo caso, la presentazione del software e dell’intero progetto fu seguita da vicino dal presidente di Dahua Technology (mondiale e non per l’America Latina come invece fu nel caso di Como con Huawei Italia).

Dal profilo Twitter del governatore Riquelme

Un paio di mesi dopo, a settembre, il governatore di Coahuila vola ad Hangzhou, in Cina, per parlare dell’installazione del sistema di riconoscimento facciale. Come detto, anche in questo caso il FOIA doveva essere un ottimo alleato, per un motivo o per l’altro: numerose istanze di accesso inoltrate dai due giornalisti non hanno ottenuto risposta ma già questa è una notizia. Dalla Secretaria de Seguridad Publica passando per la Oficina del Gobernador, la Secretaria de Finanzas e fino ad arrivare al Congreso del Estado, ora sappiamo che sul tema i messicani sono tanto cerimoniosi quanto poco trasparenti. Le informazioni sono state fornite con il contagocce e la documentazione inerente all’appalto rimane nei cassetti del governo (anche se sottostante a pubblicazione obbligatoria, proprio come quella di Como). L’incontro con alcune fonti e con i cittadini della capitale ha sicuramente portato maggiore chiarezza, ma senza un riscontro ufficiale.

In Messico, fra l’altro, non esiste un’adeguata base legislativa che permetta il trattamento di dati biometrici e quindi l’utilizzo sarebbe illecito o interpretato come una mera videosorveglianza classica (come fatto passare nel caso della città di Como). Nel gennaio 2020 un gruppo di cittadini ha protestato contro il governatore e l’introduzione del sistema biometrico chiedendo alla Corte Suprema di giustizia di intervenire contro la violazione della privacy dei cittadini, il trasferimento illecito di dati tra enti statali e il radicamento di una visione in cui tutti possono essere considerati criminali. E proprio come a Como, l’amministrazione non aveva considerato numerosi aspetti tecnici e legali (oltre ovviamente a quelli relativi ai diritti umani): non solo non c’è una base legislativa, ma mancano anche i dati da utilizzare (in Messico sono federali) per far sì che vi sia un match tra due foto, si parla di riconoscimento real time, e l’affidamento dell’appalto è stato diretto il che fa pensare che forse un accordo c’era già prima (proprio come a Como).

Interessante è anche il risvolto geopolitico della faccenda e di come un’azienda cinese si insinui all’interno del mercato latinoamericano non solo facendo leva sulla sicurezza, che il governatore definisce nel video di presentazione come “unica vera necessità per tutti al fine di conseguire una stabilità lavorativa e sociale”, ma anche sulla limitazione della diffusione del covid-19.

Nell’aprile di quest’anno, Dahua Technology ha effettuato una donazione di telecamere con rilevazione termica al governo di Coahuila (un’incredibile colonna sonora del video sulla quale vi invito a soffermarvi). Un altro passo avanti per l’azienda cinese nel suo posizionamento all’interno dello scacchiere del business della biometria in America Latina; e un messaggio invece per l’FBI: come ricordano i due giornalisti esiste infatti la possibilità concreta che l’agenzia governativa americana utilizzi indirettamente i sistemi di videosorveglianza latinoamericani per seguire ed etichettare eventuali trafficanti che vanno e vengono dai due stati (qui se ne parlava agli inizi degli anni ’90).