Covid-19: passi avanti nel business del riconoscimento facciale

La pandemia di nuovo coronavirus che sta affliggendo tutto il mondo da ormai alcune settimane ha impatti devastanti sulla vita delle persone. Diversi sono i modelli pensati per contrastarne la diffusione, da quello italiano in Europa a quello sud coreano fino ad arrivare al rinomato modello cinese. In Cina il lockdown è stato totale nella città di Wuhan (provincia di Hubei) e ha portato all’attuazione di misure drastiche. Mentre solo fino all’anno scorso Hong Kong vietava l’utilizzo di mascherine durante le proteste, oggi assistiamo ad un aumento della loro produzione tanto importante da far convertire aziende intere per fronteggiare l’emergenza. Ma se da una parte l’intento è proteggere la salute pubblica, dall’altra peggiorano ulteriormente le minacce alle libertà civili.

Così come riportato da Reuters, l’azienda cinese Hanwang Technology Ltd avrebbe sviluppato la prima tecnologia di riconoscimento facciale che può riconoscere il volto di una persona anche se indossa una mascherina. Con uno scarto dello 0,5% tra riconoscimento con la mascherina (99,5%) e senza, la tecnologia è – dice il presidente – molto utile per individuare sospetti e criminali, ma non solo. Se connesso a un sensore per il suo rilevamento il sistema può identificare, oltre all’identità, anche la temperatura corporea del soggetto, scannerizzando fino a un massimo di trenta persone in un secondo. Il sistema lavora su un database di 6 milioni di volti (non mascherati) e un più piccolo database di volti invece coperti. Uno dei clienti dell’azienda è il Ministero della Pubblica Sicurezza cinese, ma il presidente auspica di essere contattato anche dall’estero proprio per fornire la sua tecnologia a contrasto della pandemia.

Anche Telpo, altra azienda cinese attiva nel settore, ha proposto l’utilizzo della tecnologia di rinconoscimento facciale come mezzo per aumentare l’efficienza dei controlli anti propagazione del virus. Fino ad alcuni mesi fa in Cina il sistema di rilevamento di impronte digitali era largamente utilizzato per l’identificazione dei cittadini, ora non più (anche la Polizia di New York e il Governo indiano lo hanno vietato ai lavoratori): la trasmissione del virus avviene anche nel momento in cui si viene a contatto con superfici e soprattutto se lo si fa con le mani, che poi finiscono inevitabilmente in faccia. Il terminale TPS980T è in grado di misurare la temperatura corporea di 24 ore a 0.7 metri di distanza. Sono comunque molte le aziende cinesi che stanno migliorando i loro sistemi in questa direzione: SenseTime, Dahua, Megvii, Hanvon.

Ma non solo: in Europa sono attive aziende in Germania e Spagna

Dermalog è il più grande produttore tedesco nell’innovazione biometrica. Sviluppa sistemi di identificazione biometrica automatica (SIBA) e sistemi di identificazione automatica delle impronte digitali (AFIS). Alla fine di febbraio – momento iniziale dell’emergenza Covid-19 in Europa – ha presentato alla Tire Technology Expo di Hannover il suo dispositivo di rilevamento in tempo reale della temperatura corporea ad una distanza di 2 metri. Il dispositivo è già in funzione all’aeroporto internazionale di Bangkok per favorire i controlli alla frontiera.

Controllo biometrico all’aeroporto di Bangkok attraverso il dispositivo Dermalog

Di pochi giorni fa l‘annuncio di un’azienda spagnola, Herta, che ha lanciato una tecnologia in grado di riconoscere il volto di una persona anche se coperto. Nessuna informazione è stata fornita in merito al database al quale il sistema fa riferimento per i matching.

Sempre rimanendo in Europa, da un mese a questa parte la Met police di Londra ha iniziato ad utilizzare il sistema di riconoscimento facciale nella città nonostante grande scetticismo da parte di numerose associazioni pro libertà civili. Nessun riferimento è stato fatto al possibile impiego della rete per efficientare il contrasto alla pandemia che stiamo vivendo, ma come spesso accade avere a disposizione un’infrastruttura simile già prima dell’avvenimento ne favorsce l’utilizzo poi.

Grande incognita: la Russia

In Russia l’epidemia da nuovo Coronavirus riporta numeri alquanto esigui (199 casi al 19 marzo 2019 secondo New York Times), che di nuovo non smentiscono la censura e l’atteggiamento poco trasparente di Mosca anche durante le emergenze sanitarie. Il sito di notizie indipendente Mediazona riporta come nelle ultime settimane le misure di quarantena imposte dal governo alla città di Mosca siano state integrate dal sistema di videosorveglianza munito di riconoscimento facciale. Tutti coloro che sono sospettati affrontano un isolamento di due settimane e sono sottoposti a severi controlli medici così come di polizia.

Secondo lo stesso sito, che ne ricostruisce la storia, David Berov – primo cittadino russo positivo a Covid-19 – è rientrato a Mosca da Milano il 23 febbraio. Il 2 marzo si è proceduto a ricostruire la cerchia di persone intorno all’uomo, che nel frattempo era stato sottoposto a quarantena. Da quel momento i controlli sono stati intensificati, tanto che il sindaco di Mosca ha affermato con vanto di aver tracciato con successo, attraverso la rete di videocamere della città, una donna cinese atterrata nella capitale da Beijing. La Russia sta costruendo una delle reti di riconoscimento facciale più grandi al mondo (NtechLab) e uno dei migliori momenti per giustificare la pervasività del sistema ed esercitare il potere autoritario è proprio una pandemia come quella odierna. Sono 200.000 le telecamere che saranno installate nella città di Mosca (di cui 160.000 già in uso) e alcuni giorni fa attivisti russi hanno espresso sconcerto sul tracciamento di milioni di persone e sulla veicolazione dei loro dati biometrici, inviati real time ai monitor delle forze dell’ordine. Di fatto è così che sono state represse molte proteste a Mosca (fra cui anche quella che ha portato all’arresto di Alexei Navalny nel luglio dello scorso anno).

CCTV in Russia

“Chi rispetta la legge non ha nulla di cui temere” afferma la polizia russa; e il presidente di NtechLab, intervistato da Al Jazeera, “rassicura” gli attivisti: “dovreste temere maggiormente per i vostri telefoni, con i quali [la polizia] già traccia molti dei vostri movimenti e utilizza sistemi di riconoscimento vocale”. Ovviamente anche questa azienda sta cercando di migliorare il matching fra immagini di volti che non risultano completamente visibili o sono coperti.